domenica 26 giugno 2011

I Concerti dell'Accademia di Musica Antica a S. Giovanni in Venere

Cari Amici
riporto integralmente di seguito il comunicato stampa degli organizzatori del Festival, i cui orgogliosamente annuncio che terremo il concerto conclusivo, al quale auspico la vostra massiva partecipazione! 
Ecco il comunicato...
Dal 20 al 30 giugno prossimi Fossacesia diverrà la sede dei corsi musicali estivi di una grande università americana. La Butler School della University of Texas di Austin ha scelto la nostra città per istituirvi una prestigiosa Early Music Summer Academy (Accademia estiva di Musica  Antica),nella prospettiva di creare un rapporto continuativo che porti negli anni il Palazzo dei Priori ad essere un vero e proprio centro di musica medievale. In mancanza della struttura designata, tuttora in corso di restauro, i corsi quest'anno si terranno nella Scuola Elementare.

All'iniziativa, dedicata allo studio della musica antica su strumenti d'epoca, parteciperanno alcuni tra i migliori docenti italiani di musica barocca: il soprano Elena Cecchi Fedi, il violinista Enrico Gatti (che terrà un seminario sull'ornamentazione della musica barocca nei locali di Palazzo Mayer, messo gentilmente a disposizione dall'Associazione I.T.A.C.A.), la fagottista Elena Bianchi, il luitista e tiorbista Ugo Di Giovanni e il clavicembalista Andrea Coen.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Prefettura di Chieti, la Soprintendenza per i Beni storici, artisitici ed etnoantropologici dell'Abruzzo, Il comune di Fossacesia e il Conservatorio di musica "Alfredo Casella" dell'Aquila, sede di un prestigioso Dipartimento di  Musica Antica, il quale per l'occasione ha prestato tutti gli strumenti musicali necessari allo svolgimento dei corsi.

A questi enti deve aggiungersi la Fondazione Carichieti, che ha generosamente contribuito alla realizzazione di un parallelo Festival di Musica Antica, ospitato nell'Abbazia di San Giovanni in Venere.Il concerto inaugurale, giovedì 23 giugno alle ore 19,00, alla presenza del Prof. Chandler, rettore della Butler School of Music, è affidato al celebre Ensemble Micrologus, che proponemusiche dei tempi di Boccaccio. Sabato 25, ore 19,00, saranno i docenti stessi della Early Music Summer Academy a esibirsi in un raffinato programma di musica del Seicento. Lunedì 27, alle ore 19,00, la storica dell'arte Giovanna Di Matteo e la restauratrice Susanna Segarelli illustreranno il recente restauro della cripta. Mercoledì 29, alle ore 20, docenti e allievi dei corsi presenteranno i frutti del loro lavoro. 
La conclusione, giovedì 30 giugno alle ore 21,00, è affidata al Fairy Consort di Chieti, impegnato nell'esecuzione di un raro programma di musiche da camera del Sei-Settecento.
Il programma che porteremo in concerto comprende brani di Autori  del periodo sei-settecentesco, quali Andrea Falconieri, Johann Joaquim Quantz, Giovan Battista Vitali, Georg Friedrich Haendel, Georg Philipp Teleman, Salomon Rossi. 
Il Fairy Consort si esibirà con il suo Ensemble Barocco: Luca Dragani, flauti dolci, Luca Matani, violino barocco, Graziano Nori, violoncello barocco, e Walter D'Arcangelo, clavicembalo. 
Il fatto stesso di essere presenti in un cartellone assieme a Micrologus, Enrico Gatti e gli altri artisti ci riempie di soddisfazione e ci conforta sulla bontà del lavoro svolto sin qui. 

Luca Dragani

domenica 12 giugno 2011

Riflessioni sulla Musica Sacra

Cari Lettori

recentemente (11 maggio 2011, ore 11.30) abbiamo eseguito la 'Messa sopra l'Aria del Granduca musicale' di Adriano Banchieri. E' stato, da parte del Fairy Consort, un sincero omaggio alla città (l'iniziativa era inserita, ancorché erroneamente alla data del 10, nel cartellone del Maggio Teatino; data ed ora sul manifesto generale del Comune e su quello della Curia erano esatte) ed alla comunità religiosa, oltreché un'opportunità di verifica di un lavoro di costruzione e di orchestrazione in vista della pubblicazione su CD dell'opera stessa.
La scelta della messa festiva di S. Giustino è stata effettuata direttamente dalle Autorità Religiose (il Parroco, il Segretario del Vescovo) che hanno scelto la nostra esecuzione per la messa mattutina dell'11 maggio e riservato alla formazione corale maschile del M° Pezzulo quella del 10 maggio.

La messa dell'11 maggio è una celebrazione molto particolare, cui hanno partecipato oltre 100 sacerdoti con i paramenti dorati e la cui concelebrazione è stata condotta da due Arcivescovi, l'attuale titolare Bruno Forte ed il suo predecessore Edoardo Menichelli.


L'organico con cui il Fairy Consort ha eseguito la Messa di Banchieri ed altri brani sacri che (su espressa richiesta della Curia) sono stati scelti prevalentemente nell'ambito della Lauda Italiana di fine '500 per la più facile comprensibilità del testo che è in Italiano, è stato il seguente:

Maurizio Garofalo - Tenore I
Paolo Novelli - Tenore II
Mariusz Szymanski - Baritono
Luca Matani - violino I
Elena Machkova - violino II
Stefania di Biase - viola I
Olga Moryn - viola II
Roberto Torto - flauti dolci soprano, alto in sol e tenore
Marco Felicioni - traversa acuta in sol, traversa in re
Luca Dragani - viola da gamba, flauto dolce tenore, direzione
Walter D'Arcangelo - organo


Abbiamo ricevuto, da parte di ascoltatori esperti e non, parole di apprezzamento per le sonorità scelte e per la qualità dell'esecuzione; abbiamo ricevuto anche una critica, da parte di persona indubbiamente qualificata sia per le competenze musicali sia per quelle liturgiche, e la critica, appassionata e circostanziata, riguardava espressamente l'aspetto  liturgico. In particolare, ci si rimproverava l'esecuzione diretta delle parti dell' 'Ordinarium' della Messa Kyrie e Sanctus, le quali, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II del 1961, dovrebbero essere cantate dall'Assemblea dei Fedeli sotto la guida di una Schola Cantorum.


Prima di addentrarci nel merito della questione e di proporvi le mie personalissime convinzioni, che possono anche non essere condivise, devo fare delle premesse.Il sottoscritto ha mosso i suoi primi passetti musicali nelle parrocchie, suonando quello che negli ultimi anni '70 e negli anni '80 si suonava, ovvero le 'canzonette' di cui parla Muti qui:


Ecco, ho persino trovato su YouTube uno dei brani più 'gettonati' all'epoca, e che io stesso ho suonato e cantato con molto entusiasmo (qui lo eseguono con qualche errore...); temo però, per quanto 'moderno' e pieno di chitarre e bonghetti, che sia un brano musicalmente già troppo elevato rispetto a quelli che vengono eseguiti e raccomandati oggi. In ogni caso, è un 'modello' di quel che si vuole, da parte di certa parte del Clero, venga eseguito in Chiesa.


Muti non mi è simpatico, spesso le sue posizioni sono 'spettacolari' ed a ben vedere comunque tirano l'acqua al proprio mulino; per una volta, però, è nel giusto, e si rifà per questo alla Lettera che Benedetto XVI ha recentmente scritto al Direttore del PIMS (Pontificio Istituto di Musica Sacra) Cardinale Zenon Grocholewski per i 100 anni dell'Istituto. Sappiamo bene che Joseph Ratzinger è un cultore di Bach e della musica classica in genere, è egli stesso un discreto organista ed è quindi possibile che sia 'di parte': è comunque il Papa, e le sue riflessioni, permeate di saggia prudenza, sono comunque profonde e sensate. Ecco cosa dice Ratzinger:

"In particolare, i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (n. 112), e i criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum, in particolare nelle chiese cattedrali"...

Gli spunti di questo passo sono davvero tanti: ad esempio nei 'criteri fondamentali della tradizione' si richiama 'il senso della preghiera, della dignità e della bellezza'. Vogliamo essere chiari: confrontate quindi questi due brani, uno polifonico e l'altro nello stile attualmente in voga (non trovo una definizione precisa...)


Questo non è un cattivo coro, ed esegue un Agnello di Dio della raccolta 'Gen Verde', una di quelle 'raccomandate' dalle attuali direttive. Vi sottopongo un 'Agnus Dei'  della stessa durata, ma scritto in forma polifonica da Lorenzo Perosi.  


Non ho cercato una grande interpretazione, questo coro polifonico offre un'esecuzione dignitosa, pulita, intonata, senza particolari slanci ma composta e gradevole.  Il resto lo fa la musica: il tema è bellissimo, melodico, la scrittura di Perosi ispirata e l'effetto è commovente: non è questo che occorre a chi si prepara a ricevere Cristo Transustanziato nell'Ostia? A chi si accinge a partecipare ad un miracolo? I ragazzi del primo video non sono poi tanto diversi dai cantori del secondo, e vi assicuro che l'impegno che ci vuole per mettere su Gen Verde e Perosi non è poi tanto differente. Ci vuole, questo sì, un buon organista, altra figura che vorrebbero fosse eliminata, magari perché ogni tanto... bisogna pagarlo! 

Scherzi a parte,  il pur fervente autore dell'Agnello di Dio del Gen Verde non ha i mezzi, e neanche la profondità di visione di Lorenzo Perosi: una vaga malinconia spacciata per (forse) una sorta di 'Timor Dei' nel primo caso, una  preghiera in Perosi quieta all'inizio, quando chiede perdono dei peccati, preghiera che si trasforma in un grido quasi disperato, nell'invocazione del Dono della Pace. Ecco un uomo che ha compreso, forse proprio con lo strumento della Musica, quanto disperate siano la condizione umana e la prigione terrestre, e forse si rende conto che quella sua struggente preghiera resterà, fino alla fine dei suoi giorno, solo un anelito. 

Quella stessa consapevolezza che ha Vivaldi, nel suo 'Et in terra pax' del Gloria in Re Maggiore, dove con una polifonia tenuemente imitativa dipinge il tentativo dell'uomo di elevarsi verso questa pace che evidentemente è solo 'in alto' o in una condizione 'superiore' e verso la quale spinge tutte le voci, sembra quasi riuscirci, per poi lasciarle ricadere nella gravità del quotidiano di questo mondo sbagliato...



Dov'è tutto questo in Gen Verde?

Certo, nessuno di noi si sogna di fare questo brano in una liturgia, ma è per indicare quale tensione interiore, secondo me, anima e deve animare ogni compositore di Musica Sacra, che riveste di suoni un testo, appunto, Sacro, che ha funzioni Sacre, Sacrali se non Sacramentali (l'Eucaristia!).E questa semantica della musica deve essere patrimonio del direttore di coro e dei cantori tutti, per comprendere fin quando è possibile cosa muove un compositore a scrivere...

*    *    *


Una riflessione su quest'argomento è nata (quasi) spontaneamente su Facebook, fra musicisti e cantori con esperienza corale, e pur con qualche sfaccettatura il parere sembra unanime, forse orientato dalla cura che ognuno di loro, anzi ognuno di noi, ha profuso per lo studio e per la costruzione di vari ensemble polifonici. 

Il più deciso (ma in fondo sono praticamente d'accordo su tutto con lui) è stato Paolo Novelli, musicista, compositore, arrangiatore, direttore di coro e, prima ancora, cantore, come tutti; eco cosa scrive: " ... un illustre prelato (nonché musicista), al termine di una messa in cui avevamo cantato musiche polifoniche di Banchieri e altri, aveva detto che invece del coro e dell'orchestra (noi) alcuni brani avrebbe dovuto cantarli l'assemblea dei fedeli. Secondo me questo non solo non è attuabile oggi, ma non è stato attuabile MAI. Nella mia pur breve vita di musicista (lo faccio da soli 34 anni) ho sentito cantare l'assemblea solo quando il coro non c'era (tralasciando i pietosi casi di parrocchiani che cantavano "Resta con noi" vicino all'harmonium : in quei casi l'assemblea seguiva il coro, ma il silenzio sarebbe stato una soluzione più elegante). Nelle altre epoche storiche la gente PAGAVA lo stipendio dei coristi, figuriamoci se avrebbe cantato al loro posto. Il Gregoriano? Anche quello era cantato da una Schola. Solo nel nostro evo si cerca di turlupinare il popolo cercando di propagandare l'equazione monodia=canto popolare da eseguire "tutti insieme appassionatamente"...". 

Che dire? In ogni caso, sulla sua attuabilità, qui ed ora, concordo appieno: magari aggiungendo in Italia dove l'insegnamento di base della musica nelle scuole è nullo o quasi a causa dell'esiguo tempo messo a disposizione dei docenti nell'orario scolastico. L'assurdità della pretesa ecclesiale è quella di credere che il 'popolo' possa cantare per imitazione 'immediata' e con la guida del testo scritto su libretti quello che canta il 'coro' guida. 

Posto che il libretto, semmai, è utile per capire le parole di ciò che canta il coro, quando non si capiscono, si banalizza così il lavoro proprio dei coristi: anche per metter su una canzone di Gen Rosso (non parliamo di Giombini) ci vuole lavoro, si deve (o si dovrebbe) cantare insieme ed intonati, correggendo qua e là le entrate, il tempo, l'intonazione... bisogna (bisognerebbe) accordare la chitarra (ovvero uno strumento da 8 piedi a corde che genera accordi per lo più in posizione serrata e nel registro grave... quanto di peggio in una chiesa!), e tutto questo porta via tempo ed energia e necessita di impegno e di capacità... anche per Gen Rosso. Questo non conta per loro, nè, ovviamente, che l'assemblea vada a tempo (come si può pretendere?), purchè canti! Risultato? Siamo lontani anni luce dall'assunto Papale sui valori fiondamentali, ovvero: 

"I criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza".

Sorvoliamo sulla Preghiera, e passiamo alla Dignità: il Papa è un sapiente e sceglie le parole con cura, tanto maggiore in quanto tedesco e tenuto ad esprimersi, in questo caso, in una lingua non sua. Ebbene, ecco il Dizionario Etimologico Pianigiani:

 

Mi piace in particolare "ed eziandio Aspetto maestoso, non che Portamento leggiadro, pieno di grazia...". Ed ora ripensate a ciò cui assistiamo in chiesa e giudicate se Gen Rosso ha tale dignità!

In ogni caso, su cosa si fonda questa 'crociata' ecclesiale contro la polifonia corale, contro gli organisti ed in generale contro le esecuzioni di buona musica da parte di buoni musicisti in Chiesa? Perché osteggiare invece di favorire la nascita di Corali polifoniche nel loro luogo naturale, ovvero fra le mura di una chiesa? Forse perchè con la musica polifonica, queste persone acquisiscono una grande o piccola conoscenza dei testi sacri e divengono capaci di introspezione e di riflessione, nonchè consapevoli che la loro opera agisce su un piano spirituale, ciò che i compositori insomma (in gran parte, quelli 'antichi', essi stessi sacerdoti) offrono mediante la Musica, che diventa uno strumento d'esegesi mistica autonomo e per questo (per quanto ortodosso) al di fuori del controllo della classe clericale?

Forse mi faccio trasportare, forse anche la mia visione è influenzata dalla mia personalissima visione del Sacro e dai miei personali percorsi culturali e spirituali: resta tuttavia il mio parere che abbandonando il patrimonio musicale polifonico la Chiesa rinuncia ad uno strumento possente e penetrante di elevazione culturale e mistica dei propri fedeli, e ciò a causa di una visione miope (nella migliore delle ipotesi) o autoritaria (nella peggiore) da parte dei suoi cosiddetti 'quadri intermedi': visione, evidentemente, che non coincide con quella ben più illuminata di Benedetto XVI.

Luca Dragani



lunedì 25 aprile 2011

Complesso Bandistico di Zampogne e Ciaramelle d'Abruzzo 'Carlo Michitti' - una realtà ormai consolidata e tuttavia in progresso

Cari Amici e cari Lettori

certo può sembrare molto parziale da parte mia dare un giudizio ad un gruppo alle esecuzioni del quale partecipo: tuttavia spero che nel corso della lettura potrete 'farvene una ragione', perché l'oggettività del risultato trascende effettivamente ogni sentimento di appartenenza.

A proposito di questa, essa nasce da un sincero scambio di amicizia fra me e l'artefice di questo gruppo, il giovane M° Antonello di Matteo, che è diventato nel tempo uno scambio di collaborazioni proficuo per entrambi:  voglio a tal proposito ripercorrerne, perché mi fa piacere, i momenti salienti.

Dopo qualche incontro occasionale, grazie a comuni amici dello spessore di Roberto Torto e Sante Centurione, spesso anche innaffiati da qualche calice di buon rosso, si sono succedute occasioni sia musicali sia professionali di incontro, e mi fa piacere sempre quando posso risolvere ad un musicista qualche problema di salute: un piacere tale che presuppone qualche comune amico che ne ha beneficiato in precedenza, che dica 'Hai chiesto a Luca?' ed è questo un attestato di stima per me sufficiente e remunerativo di ogni mia modesta prestazione medica. 

La scorsa estate, dopo aver casualmente ascoltato le incredibili performance armoniche di Antonello con la zampogna in un video, ho pensato a lui per risolvere un problema musical/matematico: gli amici di Castel Madama, infatti, richiedevano tre musicisti, di cui uno percussionista, per esecuzioni di musica Rinascimentale nel contesto di una rievocazione storica. Ora, i brani rinascimentali sono tipicamente a 4 voci, mentre i 'ruoli' liberi erano solo due: ergo, serviva uno strumento che ne facesse almeno tre, ed ecco la scelta di Antonello. 

Avemmo anche un discreto successo, probabilmente destinato a ripetersi, e da lì è stato un continuo scambio di reciproche collaborazioni: alla Settimana Mozartiana 2010, in Ospedale a Lanciano la mattina della Vigilia di Natale per i ricoverati della Medicina, un Convegno sulla Zampogna a 'Musica e...', quindi come dirgli di no quando mi ha detto: 'puoi suonare con noi nel Complesso di Zampogne e Ciaramelle? Dobbiamo partecipare al Festival di Maranola'. ed eccomi lì, con la mia bombarda soprano rinascimentale spagnola ricostruita da Hanchett, in mezzo ad un gruppo incredibile di oltre 10 ciaramelle ed 8-9 zampogne, più varie percussioni che provavano in una sala rimbombante (alla fine della prova avevo le orecchie quasi doloranti).


Ancora oggi lo ringrazio per avermi reso partecipe di questo gruppo, nel quale ho trovato un'umanità appassionata e soprattutto disinteressata, indubbiamente molto varia, un mix impensabile di personalità diversissime ma ognuna con una propria cultura musicale, a volte non indifferente. Ho trovato insomma 25 nuovi amici, molto calorosi e compagnoni, che oltretutto sanno suonare molto bene.


Questo, e soltanto questo, mi motiva a partecipare a quest'iniziativa ed ad appoggiarla per puro spirito di gratitudine e senza nulla a pretendere in cambio. Sia chiaro una volta per tutte. E mi dispiace per chi non è in grado di comprenderlo.

Ma torniamo al Complesso, cui partecipano zampognari e ciaramellari d'ogni parte d'Abruzzo, e che ha deciso di non limitare la propria attività al periodo Natalizio, ma di estenderla a tutto l'anno. In questi pochi mesi di attività cui ho partecipato diciamo da testimone attivo, ho visto realizzare due obiettivi a mio avviso quasi miracolosi:

1. l'allestimento di un complesso strumentale così numeroso (25!) per questi strumenti; questa dimensione ci risulta, a tutt'oggi, inusitata ed unica nel suo genere.

2. il raggiungimento di un livello di esecuzione caratterizzato da buonissima se non ottima intonazione e da un grado di affiatamento impensabili.


L'effetto che produce una così ampia massa di suono è notevole: eccovene alcuni piccoli saggi: il primo è uno dei brandi della tradizione della Passione, suonata e cantata il 20 aprile 2011 dal Complesso Bandistico di Zampogne e Ciaramelle d'Abruzzo "Carlo Michitti", durante la rassegna dei cori polifonici sulla Passione alla chiesa di Madonna delle Piane CH. La Ciaramella solista è Alberto "Vinorosso" Stracca, la voce solista Ciriaco "Cecetto" Panaccio. Un mio modestissimo contributo è la cadenza d'inganno al termine della frase di sole ciaramelle, sfruttando la maggior estensione della mia bombarda verso il grave.

Il secondo, nella stessa occasione, ha indotto il pubblico ad una spontanea 'standing ovation':


Scrivo dunque queste note, facendo notare il progresso fra il primo video e questi ultimi, per ringraziare gli amici del "Michitti" e per augurare loro sempre maggiori successi.

Luca Dragani

giovedì 17 marzo 2011

Musica e senso della Nazione

Cari amici, 

vi sembrerà un po' diverso dai soliti, questo post, ma l'evento odierno (la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia) impone qualche riflessione. Ed ho pensato di farla con la musica, che fa l'altro è oggetto di polemica politica in questi giorni. 
Intanto, l'inno nazionale: ne ha fatto una disamina puntigliosa Alessandro Novelli sulla sua pagina di Facebook:   "Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Fratelli d'Italia, o l'Inno di Mameli, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, provvisoriamente adottato dal 12 ottobre 1946.Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani.  Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre dello stesso anno lo inviò al maestro Michele Novaro (quindi dovremmo forse più correttamente dire 'L'Inno di Novaro', se diciamo 'L'Inno alla Gioia di Beethoven' o 'Va' pensiero' di Verdi... Nota mia), che scrisse ...di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci.

Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i Mille, intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri. Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.
Sotto il Fascismo. Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. Ad esempio La leggenda del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre; Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti e la Corporazione dello spettacolo. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana.
Spesso l'Inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale, nelle cerimonie veniva cantato l'Inno di Mameli oppure Giovinezza.
Nell'Italia repubblicana. Nella seconda guerra mondiale, più dura della prima, non ci fu lo spazio nemmeno per i canti che avevano invece caratterizzato la Grande Guerra: solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti... altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La leggenda del Piave.

Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra, Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle nazioni, composto da Verdi e comprendente anche l'Inno di Mameli, che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava.
Il Consiglio dei Ministri, il 14 ottobre 1946, acconsentì all'uso dell'Inno di Mameli come inno nazionale, limitandosi così a non opporsi a quanto decretato dal popolo, anche se alcuni volevano confermare La leggenda del Piave, altri avrebbero preferito il Va' pensiero di Giuseppe Verdi e altri ancora avrebbero voluto bandire un concorso per trovare un nuovo inno che sottolineasse la natura repubblicana della nuova Italia, ciò che del resto non era necessario, perché Mameli e il suo inno erano già accoratamente repubblicani. La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno.
Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia. Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia».

 
Oggi, strumentalmente, un partito anomalo come la Lega Nord oltraggia l'Inno di Mameli e propugna quello di Verdi: a costoro, per lo più ignoranti, ed in particolare a Borghezio con le sue simpatie ultrafasciste, va ricordato che 'Va' pensiero' di Verdi (innegabilmente di un valore musicale infinitamente maggiore della musica di Novaro e della marcetta dei Savoia di Gabetti) è linno del popolo ebraico oppresso ed è inserito in un'opera lirica chiamata Nabucco... credo che se l'europarlamentare leghista lo sapesse, desisterebbe immediatamente, razzista com'è... 

Che dire, la Lega ha un suo ampio seguito, radicato probabilmente in strati della popolazione non particolarmente acculturati, con la spinta di motivazioni economiche ed alimentando mai sopite pulsioni razziali: per dirne una, nessuno di loro si pone la domanda "Ma le ricchezze sequestrate dai Savoia ai Borboni non hanno dato una bella boccata d'ossigeno alle casse dei conquistatori?", tanto per dirne una in difesa del Sud 'parassita'. 

Ma questo è un blog musicale, non insisterò oltre sul tasto politico per non avventurarmi in sentieri per me poco consoni: pendetela per una mia personalissima opinione e basta.

Però, con la musica posso dire qualcosa di più, e dico che dalla musica, da queste vicende polemiche sull'inno traspare proprio uno scarso senso di identità nazionale, una mancanza di passione... Se guardate il video di Va pensiero, qui sopra, percepite inece chiaramente il grande rispetto per il sentimento espresso dalla musica di Verdi da parte del direttore, che certo Italiano non è...

D'altronde, quando sono andato in vacanza in Irlanda ho avvertito in maniera quasi palpabile il loro senso di 'popolo', forse perchè si considerano ancora una nazione lacerata e non ancora unificata (ricordo bene, fra i doni che la Schola Cantorum Zimarino ricevette da un coro di Dublino, un piatto che rappresenta le 'quattro province d'Irlanda' iscritte in una croce celtica, e la quarta era l'Ulster), e questo sentimento fortissimo è trasfuso in molta della loro musica.

"Amhrán na bhFiann", il Canto di un Soldato, è l'inno d'Irlanda, il testo parla di libertà e da rigetto dell'oppressore, ed è stato scritto da Liam Ó Rinn su musica di Peadar Kearney e Patrick Heeney:


Molta parte delle canzoni tradizionali irlandesi tuttavia hanno contenuto patriottico, parlano di nostalgia della Patria per gli esuli in America, o raccontano delle ingiustizie subite da eroi irlandesi da parte dell'oppressore inglese... traspare da esse anche molto fatalismo, e sono intrise di poesia... provo un po' d'invidia per la bellezza delle loro conzoni, delle quali sono da sempre un ammiratore. Certo, ci sanno fare: persino un inno sportivo come quello della squadra di Rugby diventa un 'inno' supplementare, e gli Irlandesi lo cantano in piedi, e diventa un successo discografico:


Questa è la versione 'show', molto ben curata, in polifonia e con una vera e propria orchestra. Tuttavia, la potete ascoltare anche così, e sicuramente di frequente, ad ogni partita della squadra nazionale di rugby dell'Irlanda:

Questa esecuzione è alla fine di una partita, e tutto lo stadio, come potete sentire, canta insieme alla squadra. C'è un particolare: la nazionale di rugby irlandese include anche atleti dell'Ulster, e nel testo si dice 'Fianco a fianco staremo come fratelli'. Puro patriottismo, indomito.

La Scozia non ha la medesima 'sovranità' dell'Irlanda, essendo parte del Regno Unito, tuttavia il sentimento patrio è forte anche lì, e c'è una sorta di 'fratellanza' con l'Irlanda, ed anche questo traspare dalla musica:

Ci sono, in questo video, tanti piccoli segnali, i musicisti (irlandesi) che per rispetto vestono un Kilt nero, il trasporto in alto quando entrano le cornamuse... una segno di solidarietà e rispetto fra Scozia e Irlanda. Ah, il direttore d'orchestra è scozzese, e c'è un video in cui sale sulla passerella... e sotto la giacca ha il kilt!

Andiamo ora in un altro Stato che suscita da sempre la mia ammirazione, ovvero la Polonia: schiacciata ma mai domata dal potere Russo, tanto che alla fine dei conti è stata la capofila della rivolta contro Mosca, ha sempre considerato come il proprio vero inno nazionale, anche sotto il regime, questa bella composizione polifonica dal tema trecentesco ma armonizzata nel XVII secolo:


Il pubblico si alza in piedi, gli stessi strumentisti (dei ragazzi...) si alzano e cantano invece di suonare. Gli applausi sono solenni, sempre. L'ho cantato anch'io, assieme ad un coro Polacco: una grande emozione.

Mi direte: è evidente, hai portato esempi di unità nazionali incompiute, o di indipendenze recenti, quindi di un sentimento nazionale e nazionalistico ancora fervente, ancora importante. Forse è proprio così, forse centocinquant'anni di unità nazionale hanno diluito la consapevolezza di un miracolo (peraltro ancora largamente incompiuto), ed oggi che l'economia conosce una regressione ognuno tende a difendere il proprio piccolo orticello e dimentica solidarietà e concittadinanza.

Non so che utilità possano portare queste mie riflessioni sparse, forse nessuna: ho preso la scusa di queste belle esecuzioni per riportare le mie sensazioni, quello che si percepisce attorno a me. Magari, per qualcuno potrà forse anche essere un piccolo sprone verso quel senso di fratellanza che oggi sembra smarrito.

Viva l'Italia.

Luca Dragani


sabato 15 gennaio 2011

Chiude 'Musica e...' con il Concerto di Natale

Cari Amici e sostenitori,

è passato qualche giorno, necessario per assorbire la fatica e lo stress che il concerto del 29 dicembre 2010 ha portato. Nel frattempo, è iniziato il nuovo anno, e più che guardare indietro viene voglia di guardare avanti: è anzi necessario per mandare avanti questa e le altre iniziative del Fairy Consort.

Tuttavia, non fosse altro che per ringraziare, e di cuore, i molti amici che hanno dato la loro disponibilità e messo in campo la loro professionalità per la realizzazione del concerto del Divertimento Barocco Teatino, bisogna riandare un po' indietro nel tempo.

La prima bella notizia è stata la disponibilità di Eugenia Corrieri, soprano barocco di grande bravura, vicentina ma di nascita teramana: bella per due motivi, perchè consentiva un ampliamento del repertorio, naturalmente, ma anche e soprattutto perchè è stato da parte sua un atto di stima verso di noi, ed un riconoscimento del genere vale per me molto più di una recensione su un giornale. Grazie ad Eugenia, dunque, che ha portato in dono, oltre alla sua voce, anche la promessa di future collaborazioni, ed una inattesa possibilità: di questa, eventualmente si concretizzasse, ne parleremo in questo blog molto presto.

Dunque il concerto: si apre con un bel brano strumentale di Andrè Campra, una Passacaille per due flauti dolci, due violini e basso continuo:



E' stato l'anno di Pergolesi, era impossibile ignorarlo, e seppure ognuna delle sue composizioni sia un capolavoro, esse sono purtuttavia non moltissime, data la sua breve vita e la brevissima vita musicale e artistica. Inevitabile quindi il riproporre in qualche caso musiche già ascoltate da poco: le nostre scelte tuttavia hanno cercato come possibile di essere originali. Escluso il notissimo Stabat Mater perchè di spirito quaresimale, non consono quindi al Natale, abbiamo scelto quattro brani possibili con il nostro organico: Nisi Dominus, un terzetto per soprano, tenore e basso con archi e continuo di recentissima edizione, il concerto in sol per traversiere (il flauto traverso barocco), archi e continuo ed un altro brano sacro, O Sacrum Convivium, a 4 voci, con una orchestrazione di minima per renderlo omogeneo al resto del programma.  

Era previsto anche il concerto per violino e archi in Si bemolle maggiore, ma ragioni di opportunità ci hanno fatto decidere di soprassedere: resta l'impegno in futuro di offrire questa possibilità a Luca Matani, al quale oltre ai ringraziamenti per l'impegno ed il sostegno profusi da anni in questo progetto, va anche quello per la comprensione delle ragioni di cui sopra.

Musicalmente, il ritratto di Pergolesi che è stato tracciato è comunque completo: nel terzetto è venuta fuori prepotente l'estetica lirico/operistica, nel concerto per traversiere, grazia anche all'impeccabile esecuzione ed all'aderenza stilistica unite alla profonda conoscenza del brano da parte di Marco Felicioni, il gusto per il virtuosisimo così come la sensibilità del compositore per le possibilità dello strumento, e nell'ultimo brano una profonda vena mistica e contemplativa ben differente dal terzetto Nisi Dominus, pur parimenti appartenente al suo reperorio sacro. Eccovi il video:



Negli altri brani che hanno preceduto questo piccolo omaggio al compositore di Jesi, si è comunque prestata attenzione sia al repertorio natalizio, con il Magnificat di Charpentier (per il quale un ringraziamento speciale va a Paola Incani, sacrificata in una tessitura non agevole, che ha comunque affrontato con efficacia), sia ad altre ricorrenze quali i 500 anni della nascita di Andrea Gabrieli, celebrato con due brani eseguiti sull'organo storico di scuola Adriano Fedri presente nell'Auditorium da parte di Walter D'Arcangelo, ed i 350 anni della nascita di Andrè Campra di cui abbiamo eseguito una bellissima Passacaille strumentale.

La partecipazione del pubblico è stata buona, ridotta forse dalle evitabili concomitanze di altre iniziative, per le quali è anche infuriata una polemica sulle  pagine di Facebook e su altri siti (Yahoogroups, Chietiscalo.it) e su blog indipendenti. Non ci presteremo a dispute dai toni esagerati, per questa e per altre iniziative: di qui in avanti l'atteggiamento sarà quello di andare avanti sulla nostra strada, rispondendo alle provocazioni ed alle azioni di disturbo con i fatti, indipendentemente da logiche personalistiche o meschini tornaconti di chicchessia.

Nondimeno, ci fa piacere che cittadini capaci di esprimere le proprie opinioni lo facciano, nei modi e nei luoghi che più ritengono opportuni, poichè continuiamo a pensare (sia pure contro ogni evidenza) che la libertà di espressione sia un bene inalienabile della democrazia, e preferiamo sempre un'espressione pubblica a messaggi privati.

Siamo inoltre (da sempre) convinti dell'utilità della pluralità di espressione, ed auguriamo in tutta sincerità a tutte le altre associazioni che abbiano attività in qualche modo affini alle nostre ogni bene e soddisfazione per il 2011.

Luca Dragani

venerdì 31 dicembre 2010

domenica 26 dicembre 2010

Musica e... si chiude con il Concerto di Natale del Divertimento Barocco Teatino

Cai Amici,

non sembra vero, ma è quasi fatta: manca soltanto il Concerto di Natale alla conclusione di  'Musica e...' XI Edizione, che si svolgerà il prossimo 29 dicembre alle ore 19 all'Auditorium 'SS. Annunziata' (Ex Crocelle) di Chieti.

Come da tradizione, il Concerto di Natale è affidato al Divertimento Barocco Teatino, insieme cameristico barocco con copie di strumenti storici che sin dalla prima edizione non ha mai mancato di interpretare l'evento conclusivo.

L'insieme barocco teatino inoltre coglie anche quest'anno l'occasione di celebrare quei musicisti di cui ricada un anniversario di nascita o di morte: quest'anno il concerto infatti si apre con una Passacaille di Andre Campra, nato 350 anni fa, eseguita per 2 flauti dolci, archi e continuo, cui seguono una Toccata ed un Ricercare di Andrea Gabrieli, nato ben 500 anni orsono, eseguiti da Walter D'Arcangelo sull'Organo di scuola Fedri dell'Auditorium SS. Annunziata (noto ai teatini come Chiesa delle Crocelle), e dopo il natalizio Magnificat a tre voci, flauti dolci, archi e basso di Marc-Antoine Charpentier ecco tre brani del più celebrato musicista  di quest'anno, Giovanni Battista Drago detto il Pergolese, meglio noto come Pergolesi: nato trecento anni fa e scomparso a soli 26 anni, ha lasciato una lunga serie di capolavori fra i quali il Divertimento Barocco Teatino ha scelto il concerto in sol maggiore per traversiere (il flauto traverso del periodo barocco veniva così chiamato) 2 violini e basso continuo, con Marco Felicioni come solista, cui segue Nisi Dominus per soprano, tenore, basso, archi e basso continuo per  concludere con O Sacrum Convivium.


Il Divertimento Barocco Teatino è costituito dal nucleo dei musicisti del Fairy Consort (Roberto Torto, Luca Dragani, flauti dolci, Luca Matani, violino, Walter D'Arcangelo, organo e cembalo, Paola Incani, mezzosoprano, Maurizio Garofalo, tenore, Mariusz Szymanski, baritono) cui si uniscono altri specialisti del repertorio  e degli strumenti del periodo barocco, quali: Eugenia Corrieri, soprano, Cinzia Zuccarini, violino, Giovanna Barbati, violoncello, Mauro Navarri, viola, Marco Felicioni, traversiere, Marcello Sebastiani, violone. 

Il Divertimento Barocco Teatino diventa così un'orchestra barocca da camera con strumenti originali, nata come progetto autonomo dell’Associazione Culturale Fairy Consort di Chieti. E’ nata nel 2000 (la prima orchestra barocca formatasi a Chieti) per iniziativa del suo direttore stabile Luca Dragani. Ha avuto come direttore ospite il M° Pasquale Veleno per la realizzazione della Messe de Minuit di M-A. Charpentier nel 2002. 

Negli anni scorsi ha dedicato il concerto ad autori dei quali ricorreva il tricentenario della morte, come Pachelbel (2007) e Buxtehude (2008), o i 350 anni della nascita, come Henry Purcell nel 2009. Oltre a ‘Musica e…’ il Divertimento Barocco Teatino ha partecipato a rassegne specializzate, quali ‘I Luoghi del Tempo e dello Spirito’, Ravenna 2003.

mercoledì 8 dicembre 2010

La Zampogna: strumento antico o contemporaneo? V Incontro di Musica e...

Il prossimo incontro organizzato dall'associazione Culturale Fairy Consort di Chieti è piuttosto singolare. E' infatti una Tavola Rotonda cui parteciperanno Luca Balassone, Antonello di Matteo e Luca Dragani, dal titolo: 

"La Zampogna: strumento antico o contemporaneo?"

Si tratta, in pratica, di rispondere ad una domanda, cosa in apparenza semplice, che in realtà si complica quando si confrontano punti di vista diversi e si veda la zampogna con l'occhio dello zampognaro, del filologo musicale, dell'etnomusicologo. Prima ancora di questo, si rende necessario chiarire di quale strumento si parli, soprattutto nel campo della ricostruzione filologica di antichi strumenti, dove la confusione è in parte voluta da alcuni operatori, in parte dovuta alla classificazione iconografica generica della Ferrari-Barrassi che raggruppa sotto la medesima voce 'cornamuse e zampogne'. In questo già complicato contesto si inseriscono fenomeni definibili di campanilismo musicale, acceso quanto inutile, sull'origine dello strumento e sulle differenze fra l'una e l'altra zampogna. Inoltre, anche l'esplorazione da parte di alcuni musicisti di talento, come Antonello di Matteo, delle possibilità e dei limiti della zampogna, l'applicazione di migliorie semplici ma che rivoluzionano il suo uso, ed infine la concretizzazione di una visionaria intuizione dello stesso Di Matteo e di Luca Balassone che anche la tecnologia elettronica poteva estendere le possibilità tecniche della zampogna, hanno dato lo spunto per questo incontro e reso più che lecita la domanda che ne costituisce il titolo.
L'Associazione Culturale Fairy Consort si fa promotrice di questo incontro non in maniera surrettizia o men che meno polemica, anzi invita qualsiasi appassionato o studioso di questo strumento e della sua compagna, la ciaramella,  a partecipare: d'altra parte la stessa Associazione fu promotrice già nel 2001 (al secondo anno di attività) di un incontro dal titolo "La Zampogna ed i suoi affini", al quale partecipò anche un giovanissimo Antonello di Matteo. Vogliamo riproporre qui le parole di presentazione che inserimmo nel programma di sala, nel cui spirito, a distanza di anni, ci ritroviamo ancora pienamente:
"Sorprende chi associa la zampogna al freddo ed al Natale, al tempo dei regali e dell'attesa della Natività, lo scoprire quanta passione e quanta storia si celino dietro questo strumento, e quali complessi rapporti esistano fra la nostra zampogna e strumenti di concezione similare sparsi per tutta l'Europa. Stupisce inoltre l'antichità di alcune testimonianze, per la Bagpipe ad esempio, o il fasto e la notorietà della Musette nelle corti di Francia, o la centralità della Zampogna calabra nella vita rurale locale, al punto che dopo tanta meraviglia ci sembra "normale" che la cornamusa elettronica di Hevia diventi un fenomeno di massa, portando alla conoscenza di tutti melodie ed atmosfere altrimenti relegate al salotto degli studiosi di tradizioni popolari...". Che ne dite? Fummo profetici, in qualche modo, ed in ogni caso siamo coerenti. 

Ciononostante,  quello di oggi si presenta come un compito non facile per i tre relatori, che ne discorreranno con il pubblico nella bella cornice del Salotto Semprevivo dell'Architetto Teresio Cocco, sede ideale con il suo sincretismo di valorizzazione di un'architettura antica unita ad intelligenti mezzi tecnologici multimediali e d'illuminazione. 

Ma chi sono i relatori?

Luca Balassone entra nel mondo della musica attraverso lo studio del flauto traverso a 10 anni, successivamente inizia a suonare per gioco il didjeridoo con un gruppo di percussionisti, ma coltivava comunque una segreta passione per la zampogna. Nel 2006 si avvicina a questo meraviglioso strumento che inizia a suonare regolarmente nel 2007 quando incontra il M° Antonello Di Matteo. Sotto la sua guida partecipa ad eventi e performance e si è esibito in numerose manifestazioni culturali regionali, nazionali e internazionali (invitato direttamente dal Consolato Italiano in Svizzera a Sierre e Sion). Assieme al suo Maestro, a fine 2008 dà vita al progetto zampogna elettronica in collaborazione con l'ing. Capuzzi, per arrivare al prodotto che si può suonare attualmente.

Antonello Di Matteo è nato a Popoli nel 1986. Diplomato in clarinetto sotto la guida del M° Roberto Torto presso l’I.M.P. “G. Braga” di Teramo, ha scoperto la zampogna all'età di 14 anni e ha proseguito con entusiasmo lo studio dello strumento diventandone in poco tempo padrone e continuando, con grande impegno,  ad approfondire sempre più la sua preparazione. Pur se giovanissimo, si è esibito in numerose manifestazioni culturali regionali, nazionali e internazionali (invitato direttamente dal Consolato Italiano in Svizzera a Sierre e Sion). Nel maggio 2005 è risultato vincitore del Concorso Internazionale di Musica “Città di Atri” classificandosi come Primo Assoluto nella sezione musica da camera (zampogna, oboe e percussioni).  Dall'agosto 2004 collabora con il gruppo DisCanto, ensemble di musica etnica abruzzese che propone canti della tradizione orale, ricercati a partire dagli anni ’70, rielaborati e riproposti in modo originale con strumenti appartenenti alla tradizione (zampogna, tamburelli, organetto) e non (violino, violoncello, bouzouki, fisarmonica, clarinetto); con i DisCanto ha tenuto concerti in Italia, Francia, Olanda e cinque tournee negli USA (tra il 2006 e il 2010). Con il gruppo DisCanto ha inciso tre cd: “Serenata fuori stagione” (2006), “A collection” (2007) e “Ride la luna” (2008). Nel novembre 2009 ha partecipato al progetto europeo “Comenius Regio, Come & Sing – Popular Traditions” a Patrasso (Grecia) favorendo uno scambio musicale-culturale tra le tradizioni abruzzesi e quelle greche. Nel 2010 ha collaborato in qualità di solista con il coro polifonico Santo Stefano in Rivo MarisPiccoli Polifonici Sulmonesi di Casalbordino (Ch) diretto dal M° Antonella Spallanzani e il coro di Sulmona diretto dal M° Anna Galterio. Attualmente è docente di Zampogna e Ciaramella presso l’Istituto Scuola Civica Musicale “Città di San Giovanni Teatino” e l’ associazione culturale Zampogne e Ciaramelle d’Abruzzo di Roccamontepiano (Ch).

Luca Dragani non è un suonatore di zampogna, ma coltiva un'autentica passione per gli strumenti musicali. Medico ospedaliero, si dedica alla Musica Antica da trent’anni. Ha iniziato lo studio del Flauto Dolce con Ubaldo Di Gregorio e  allo studio degli antichi strumenti a fiato del Rinascimento perfezionandosi in Master Classes con Wayne Hankin, Lorenzo Alpert, Andrew van der Beek.  Ha studiato Oboe con Arjane van Gelderen ed Oboe Barocco con Alfredo Bernardini ed ha seguito corsi di Viola da Gamba con Roberto Gini e Maurizio Less e di Flauto Dolce con Sergio Balestracci e Stefano Bragetti. Ha approfondito lo studio della musica vocale seguendo i corsi di Annibale Cetrangolo, David Stantcliffe e soprattutto Jurgen Jurgens. Ha partecipato a corsi di Musica d'Insieme sul repertorio rinascimentale e barocco con Sergio Balestracci e sul repertorio medievale con Pedro Memelsdorff.  Ha fatto parte di numerosi insiemi di Musica Antica (Collegio Arniense, Laboratorio di Musica Antica di Pescara, Piccolo Insieme Barocco, L’Aquila, Orchestra da Camera ‘B. Marcello’, Teramo, Bel Fiore dança, Pescara, Schola Hadriensis, Atri) e nel 1982 ha fondato il "Fairy Consort", con il quale svolge attività in Italia ed all'estero.  Ha fondato nel 1986 la Confraternita Corale della Cintura della quale è stato direttore fino al 1988.  Dal 2000 è Direttore del Divertimento Barocco Teatino. E’ Direttore Artistico di "Musica e..", rassegna di concerti e conferenze tematiche di respiro internazionale. Ha collaborato con quotidiani (Il Centro) e riviste specializzate (Prospettive Musicali, Sull’Aria). Svolge ricerca in campo iconografico, ed ha pubblicato articoli sull'iconografia musicale in Abruzzo.  E’ stato chiamato a tenere Seminari presso i Conservatori di Pescara e di Fermo su temi di iconografia musicale, di fisiopatologia respiratoria per strumentisti a fiato e di neurofisiologia dell’ascolto.  E' stato anche invitato come docente collaboratore al Corso di Iconografia Muscale nell'ambito dei Corsi Internazionali di Musica Antica di Urbino nel 2005.  Ha inciso per Discovery Label e Panidea.

Le relazioni saranno dirette ed informali ed inframmezzate da dimostrazioni pratiche, ed al termine delle relazioni e dell'eventuale discussione dei contributi da parte del pubblico, ci sarà l'intervento finale del Complesso Bandistico di Zampogne e Ciaramelle d'Abruzzo "CARLO MICHITTI"

Un modo per augurare un Felice Natale a tutti i nostri amici e sostenitori.


Luca Dragani 
Associazione Culturale Fairy Consort

Musica Philosophalis - il progetto dei Clerici Variantes

  " Musica Philosophalis "  è un nuovo progetto che viene da lontano: con un po’ di presunzione, prendendo a prestito la espressio...