venerdì 23 settembre 2011

Musica Antica di Autori Abruzzesi: il contributo del Fairy Consort - Parte I

Cari Amici,


è di questi giorni la notizia di una iniziativa sicuramente meritoria, da parte della Compagnia Virtuosa di Pescara, insieme vocale diretto da Enrico Ruggieri, dal titolo "Verso un'antologia online della musica antica abruzzese".La riscoperta di questo patrimonio che continui studi di ricercatori a loro volta abruzzesi e con la passione di essere tali sta via via producendo un 'corpus' musicale ragguardevole sia per dimensione sia per qualità, e forse Enrico ed i suoi hanno colto un'esigenza di catalogazione e di condivisione che si sta facendo sempre più diffusa. Fra i nomi dei relatori ci sono molti (ma non tutti) i ricercatori 'storici'  di questo campo affascinante: Marco della Sciucca, il cui nome è legato alla riscoperta di Cesare Tudino da Atri, Luigi Di Tullio, a sua volta legato al nome di Lupacchino dal Vasto, e che dirige un coro che porta il nome di questo compositore, Valter Matticoli, che ha di recente pubblicato un libro sul reatino Alessandro Capece (ma Rieti era allora in Abruzzo, anche se ora è nel Lazio e domani, pare, sarà in Umbria...), Gianfranco Miscia, presidente dell'Associazione 'Masciangelo' di Lanciano ed artefice delle edizioni critiche di molte musiche abruzzesi, fra le quali ricordo appunto il volume su Capece e quello su Ippolito Sabino, curato da Alberto Mammarella (che non è fra i relatori),  Enrico Ruggieri, ovvero l'organizzatore, Gianluca Tarquinio, grande studioso della discografia abruzzese, l'inossidabile Walter Tortoreto, il 'padre' di tutta questa ricerca, di cui ricordiamo fra l'altro gli studi su Alessandro Aglione e Rinaldo del Mel, e il vulcanico Francesco Zimei il cui interesse seppur prevalentemente legato alla musica del tempo di Celestino V, spazia fino a Marco dall'Aquila e Zaccara da Teramo.


Di Autori Abruzzesi dell'antichità si parlava già molti anni fa, in altri contesti, ancor prima che nascesse, nel 1982, il Fairy Consort: in ogni caso, già al suo primo concerto del 20 febbraio 1983 il Fairy Consort eseguì 'Menando gli anni' di Cesare Tudino da Atri, una delle due villanelle edite dalla London Pro Musica in una raccolrta di composizioni italiane del periodo. E' con un moto di commozione che ricordo quel concerto, di cui conservo addirittura una fotografia: eccola. Probabilmente è proprio con questa formazione (voce, liuto e flauto dolce tenore) che la eseguimmo. Eravamo Michele de Angelis, Maurizio Garofalo ed io.


La vocazione del Fairy Consort verso la diffusione della Musica Antica Abruzzese si fa sentire presto: già nel 1984 un'intera sezione del programma del concerto è dedicata alla 'Musica Italiana ed Abruzzese del '500', e comprende: Cesare Tudino, Menando gli anniBernardo Lupacchino da Vasto, Fantasia VIII dalla celeberrima raccolta di duetti strumentali, lo strambotto di Serafino Aquilano 'Tu dormi, io veglio', una Fantasia per liuto di Marco dall'Aquila. Questo concerto, ancora agli albori della vita musicale del Fairy Consort costituì un importante momento di crescita musicale con l'incontro con Francesco Sanvitale che ne curò l'introduzione musicologica: da quell'incontro nacque una felice collaborazione ed un rapporto di stima che dura ancora oggi. Gli esecutori furono: Marina Bascelli e Gianna Cabriolu, voci, Roberto Angelucci, flauti dolci e cromorni, Michele de Angelis, liuto, ed il sottoscritto, flauti dolci, Viola da gamba ed arpa. Conservo ancora il programma di sala, che riproduco qui.
Non fu facile reperire le musiche, tuttavia esse erano edite a stampa in edizione moderna, per esempio la citata London Pro Musica di Bernard Thomas, o per esempio tramite l'opera di Francesco Luisi 'La Musica Vocale del Rinascimento'.


E' del 1995 una data importante, quando il Fairy Consort partecipa ad un'iniziativa di Italia Nostra per il Castello Aragonese di Ortona presentando la prima esecuzione assoluta di 'Ave Regina Celorum' di un misterioso autore ortonese (che si firma Fr. M. de Ortona). La composizione è nel MS PerBc431 ed è ad oggi inedita. Gli esecutori, come si può leggere nell'immagine a lato, furono Luca Dragani, Roberto Torto e Roberto Angelucci ai flauti dolci, Paola Incani, Paolo Novelli e Mariusz Szymanski alle voci.  Assieme a noi, tanti protagonisti della vita musicale e teatrale di oggi erano già presenti.


Non sono mancate diverse altre esecuzioni del medesimo brano nei periodi a seguire, come ad esempio nel Concerto effettuato al Duonmo di S. Cataldo in Taranto, per la 54° Stagione Concertistica dell'Associazione 'Arcangelo Speranza', In questo caso abbiamo fatto conoscere un po' di Musica d'Abruzzo anche in Puglia, e contribuito, secondo le nostre finalità statutarie, alla sua diffusione. Questo avvenne il 23 dicembre del 1997. Quante difficoltà per quel concerto! Eppure l'abbiamo portato in fondo, ed aggiunto una tappa alla lunga storia del Fairy Consort. Ma è una storia destinata a durare... 


In quegli anni, a Pescara, nasce l'Accademia degli Imperfetti, e per un po' le nostre strade hanno percorso tratti comuni e perseguito i medesimi obiettivi: fra questi il ... 1° Convegno di Musicologia Abruzzese... eh già: un titolo che ricorre, ed allora come oggi, gli animatori di quell'incontro furono Walter Tortoreto, Anna Maria Ioannoni Fiore, Luigi di Tullio ed il sottoscritto... nihil novum sub solis...  Nel corso di Direzione di Coro, tenuto dal M° Chiavazza, poi, vennero eseguite dal 'coro-laboratorio' del Beato Nunzio Sulprizio di  Pescara le villanelle a 4 di Tudino 'Son morto e moro, O bella sopra tutte e  ..., dirette dai 'discenti' Francesco Moi, Luca Dragani e Gianni Golini, che aveva messo a disposizione gentilmente il suo Coro.


E' del 1998 un concerto al Teatro Fenaroli di Lanciano, in cui il Fairy Consort esegue 'Un fiore gentil m'apparse' di Antonio Zachara da Teramo, nella ricostruzione di Dragan Plamenac che riuniva la versione diminuita riportata dal Codice di Faenza con quella del Ms. 278 di Perugia in cui mancano del tutto il canto e la prima parte del contratenor. Al concerto parteciparono anche il gruppo di danza antica 'Licita Scientia', Walter Tortoreto e Fabio Carboni.


Nel 1999, poi, il Fairy Consort parte in tourneè in Polonia, tourneè che si conclude con il Concerto inaugurale della VII Rassegna di Musica Antica di Zielona Gora, e porta in quella terra ricca di musica e di passione un bel po' di musica d'Abruzzo: certamente fu eseguito per la prima volta in quel Paese nobile  il madrigale 'Qual Mercurio' di Cesare Tudino, trascritto da Marco della Sciucca, oltre ad eseguire il madrigale 'Hor pensat'al mio mal' dal II Libro dei madrigali di Lupacchino dal Vasto


Passano gli anni, ma non scema l'interesse per la musica d'Abruzzo, anzi: con l'avvio di nuove collaborazioni (nasce nel 2000 l'Associazione Culturale Fairy Consort, e nel 2002 l'ERTA Italia Onlus ovvero l'European Recorder Teachers' Association, sede italiana, di cui mi onoro di esser stato su invito membro fondatore) e nel 2004, in occasione della II Giornata di Studi ERTA  che organizzò il Fairy Consort a Chieti, tenni una relazione sulla figura di Edoardo da Ortona e successivamente assieme a Stefano Bragetti e Nicola Sansone che ne curò la trascrizione eseguimma in prima assoluta l'inedita 'In tormento sempre vivo', una composizione strumentale a tre parti dello stesso Edoardo. 


Nel frattempo a Vasto nel 2002 agli incontri organizzti da Luigi di Tullio il Fairy Consort esegue varie prime assolute, fra le quali su 'commissione' dello stesso Di Tullio il Sanctus della messa 'Avertte oculos tuos' di Lupacchino dal Vasto.


Non siamo che a metà percorso, eppure il post è già lungo: non vorrei annoiare i lettori ed allontanarli dall'argomento anziché sensibilizzarli. Per questo penso sia il caso di fermarsi qui, dopo aver dato un'idea affatto parziale della cronistoria delle esecuzioni musicali filologiche di musiche di Autori Abruzzesi. 


Dico parziale perchè, ovviamente, gli operatori sono stati molti, alcuni di essi ci hanno preceduto su questa strada, altri ci hanno seguito: questo spazio è a loro disposizioni per integrazioni e commenti, eventualmente decidessero di unirsi a noi.


Il racconto non si ferma qui, in una prossima 'puntata' racconteremo gli anni dal 2004 ad oggi, in particolare il 2006 ricco di concerti esclusivamente dedicati all'Abruzzo ed alla sua musica. 


A presto, dunque...


Luca Dragani


P.S.: non sembri che con questo post si voglia rivendicare un qualche diritto di primogenitura, che fra l'altro non ci appartiene, sugli studi sulla musica d'Abruzzo. Lo spirito è quello di informare, magari per mettere a disposizione di questa iniziativa anche del materiale che potrebbe non appartenere ad alcuno dei relatori o degli organizzatori, e costituire quindi una eventuale imprevista risorsa. Non nego peraltro che fa un certo effetto leggere l'annuncio di questa iniziativa, apprezzabilissima nella sostanza (la volontà di costituire un database online), ma nella forma targata come 'prima': ad almeno due altre 'prime' partecipai io stesso, ed altri che oggi non vedo nel panel dei relatori. Lo segnalo senza alcun intento di polemica, semplicemente per evitare risentimenti (giustificabili) di chi con passione si è già dedicato e si dedica a questa affascinante materia.






lunedì 15 agosto 2011

Trombe e Tamburini: verità o falso storico?

Cari Amici

purtroppo sono costretto a tornare su un argomento che non affronto per la prima volta, e che riguarda le 'cosiddette' Rievocazioni Storiche: un tipo di iniziativa estiva di grande successo e di grande effetto, che in qualche caso, grazie all'impegno degli organizzatori, si concretizzano in ricostruzioni che tendono ad avvicinarsi a scene o momenti (peraltro irrealmente concentrati e ravvicinati per esigenze di... spettacolo) della vita dell'epoca, mentre nella maggior parte dei casi non sono altro che sagre di paese in costume. 

Fra le responsabilità più pesanti di questo tipo di iniziativa c'è la convinzione che la Musica Medievale sia solo quella di quelle quattro note di 'Tempus Transit Gelidum' riprodotte in filodiffusione (... c'era, nel Medioevo? mah...) ossessivamente per tutta la durata della sagra e come conseguenza il relegare la stessa alle strade ed agli artisti di strada, cacciandola fuori dai teatri e dalle chiese, insomma, dalle stagioni concertistiche. 

Tromba del 1300 (mancano due settori per completarla)
E' capitato, negli oltre trent'anni di frequentazione della Musica Antica, di dover partecipare ad alcune di tali iniziative: la decisione, di qualche anno fa, di rinunciare a qualsiasi proposta che non garantisse quantomeno la dignità dell'esecutore. Un anno, però, ho dovuto cedere alla pressante riuchiesta di sostituzione di un amico, e mi sono trovato con iniziale lieta sorpresa, in una Rievocazione non Medievale ma Rinascimentale: peccato che gli organizzatori pretendessero un numero massimo di tre esecutori, di cui uno percussionista... non starò qui a raccontare come abbiamo risolto il problema, direi anzi che quella (che non citerò) era una rappresentazione molto curata. Anzi, troppo: una donna di una certa età, esagitata, mi redarguì vedendomi bere dell'acqua da un bicchiere di plastica, e mi ingiunse di togliermi gli occhiali... peccato che, proprio in quel momento, passassero di lì gli immancabili tamburini con la fanfara di trombe, e che gli uni utilizzassero per i rullanti pelli sintetiche trasparenti (plastica...) e l'altra delle sorte di chiarine, ma con tre tasti... 

Allora, andiamo con ordine. La tromba è uno strumento a fiato nato per la segnalazione, che in seguito si rivelò molto adatto anche per l'uso in campo artistico: inizialmente esisteva la cosiddetta tromba naturale o chiarina, che, grazie alla lunghezza del tubo sonoro permetteva di eseguire melodie complesse con il solo utilizzo delle labbra. 

L'arte dei suonatori di tromba veniva presa molto sul serio: essi erano raggruppati in una categoria apposita e suddivisi a seconda delle competenze e dell'esperienza. Se un suonatore di rango inferiore osava eseguire melodie professionali, esso veniva multato e ripreso severamente.  L'esistenza di questa corporazione è la causa delle scarse melodie rinvenute dal Medioevo: esse venivano tramandate oralmente solo tra gli appartenenti alla categoria e custodite gelosamente. 

Trombettista, Quadro del tardo '300.
Nel Medioevo le trombe potevano essere diritte o ritorte. Alcune di queste ultime avevano la tecnologia della coulisse, poi divenuta appannaggio del trombone, ed erano dette trombe da tirarsi, come nell'immagine a lato. Venivano usate nello stesso modo ma, poichè queste ultime avevano un tubo metallico molto più lungo, era possibile ricavarne un numero maggiore di suoni. L'aristocrazia si riservava il diritto di mantenere degli speciali corpi di trombettieri per accrescere il fasto della corte, ma lo strumento veniva usato anche nella musica per la danza. In molte miniature si può osservare l'immagine di un piccolo complesso comprendente tromba, cornamusa e bombarda che da un palco allieta una festa o un banchetto. 

Nel Tardo Medioevo venne proposto un nuovo genere di tromba chiamata da tirarsi, strumento che tramite una maniglia permetteva di espandere la lunghezza del tubo sonoro e quindi di modificare l'intonazione delle note: da questo strumento venne ricavato il trombone nel XV secolo.

L'estensione dello strumento era limitata agli armonici della nota fondamentale prodotta, e le diverse note suonate potevano indicare diversi comandi che le truppe dovevano eseguire. Nelle versioni successive il tubo venne ripiegato su sé stesso, ottenendo uno strumento notevolmente meno ingombrante e dunque più facilmente trasportabile.

Sin qui, anche osservando gli esempi iconografici forniti, non si vedono trombe diritte con pistoni. Nel Rinascimento, e poi nel Barocco,  si ovviava alla limitazione dell'estensione e delle alterazioni con il praticare dei piccoli fori lungo il canneggio dello strumento. Nel video che segue, potete chiaramente osservare la forma di una tromba barocca (affatto difforme, molto più semplice di quella usata dai cosiddetti suonatori medievali delle sagre) e la tecnica sopraffina di uno dei più grandi esecutori di tromba barocca, l'italiano Gabriele Cassone.


E' infatti, dopo diversi tentativi di estendere la gamma di note emesse, e molti celebri fallimenti, solo verso il 1820 che furono applicati i pistoni, che consentirono finalmente di eseguire sullo strumento l'intera scala cromatica, fino al limite fisico di circa tre ottave. Per questa ragione possiamo tranquillamente concludere che quelle trombe usate nelle sagre medievali sono chiaramente un grossolano falso, in pratica una scusa per appendere uno stendardo ad una canna... 

Vogliamo parlare dei Tamburini? L'iconografia, in proposito, non ne mostra tanti... In ogni caso, anche volendo utilizzare i rullanti militari, dopo essersi chiesti se in un piccolo borgo il signorotto potesse permettersi di tenerne al soldo una quindicina, è perentorio ed irrinunciabile che si utilizzino il tiraggio a corde e la pelle naturale, e non quelle assurde in plastica che si vedono ovunque. In qualche caso ho addirittura visto direttamente dei 'tom' o dei 'muti' staccati da una batteria e fissati con delle corde...

Il suono, con la pelle vera, ne gioverà, anche se sarà necessaria qualòche attenzione supplementare, tipo un accendino, per disperdere l'eventuale umidità e tendere la pelle. Certo, nel Medioevo glòi accendini non c'erano, ma possiamo transigere per evitare pericolosi falò in mezzo al borgo...
Mi rendo conto che è molto più facile suonare con le tecnologie di oggi, ma è esattamente questo che tradisce lo spirito iniziale con cui parte l'idea di queste rievocazioni. Non è nè facile nè scontato, molti attrezzano dei laboratori e dei corsi che durano tutto l'anno che precedono l'evento: per prepararsi bisogna rivolgersi alle giuste professionalità (che ci sono, anche se a volte costano) ed evitare le imposizioni dall'esterno o le scorciatoie che non possono che portare ad un risultato povero ed inadeguato.

Non ho volutamente citato le due Rievocazioni Storiche cui mi riferisco, perchè riconosco un sincero spirito di ricerca che le anima: tuttavia non tutto è ancora perfetto, e forse così posso dare anche il mio contributo ad un necessario miglioramento tuttora possibile.

Luca Dragani 

domenica 26 giugno 2011

I Concerti dell'Accademia di Musica Antica a S. Giovanni in Venere

Cari Amici
riporto integralmente di seguito il comunicato stampa degli organizzatori del Festival, i cui orgogliosamente annuncio che terremo il concerto conclusivo, al quale auspico la vostra massiva partecipazione! 
Ecco il comunicato...
Dal 20 al 30 giugno prossimi Fossacesia diverrà la sede dei corsi musicali estivi di una grande università americana. La Butler School della University of Texas di Austin ha scelto la nostra città per istituirvi una prestigiosa Early Music Summer Academy (Accademia estiva di Musica  Antica),nella prospettiva di creare un rapporto continuativo che porti negli anni il Palazzo dei Priori ad essere un vero e proprio centro di musica medievale. In mancanza della struttura designata, tuttora in corso di restauro, i corsi quest'anno si terranno nella Scuola Elementare.

All'iniziativa, dedicata allo studio della musica antica su strumenti d'epoca, parteciperanno alcuni tra i migliori docenti italiani di musica barocca: il soprano Elena Cecchi Fedi, il violinista Enrico Gatti (che terrà un seminario sull'ornamentazione della musica barocca nei locali di Palazzo Mayer, messo gentilmente a disposizione dall'Associazione I.T.A.C.A.), la fagottista Elena Bianchi, il luitista e tiorbista Ugo Di Giovanni e il clavicembalista Andrea Coen.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Prefettura di Chieti, la Soprintendenza per i Beni storici, artisitici ed etnoantropologici dell'Abruzzo, Il comune di Fossacesia e il Conservatorio di musica "Alfredo Casella" dell'Aquila, sede di un prestigioso Dipartimento di  Musica Antica, il quale per l'occasione ha prestato tutti gli strumenti musicali necessari allo svolgimento dei corsi.

A questi enti deve aggiungersi la Fondazione Carichieti, che ha generosamente contribuito alla realizzazione di un parallelo Festival di Musica Antica, ospitato nell'Abbazia di San Giovanni in Venere.Il concerto inaugurale, giovedì 23 giugno alle ore 19,00, alla presenza del Prof. Chandler, rettore della Butler School of Music, è affidato al celebre Ensemble Micrologus, che proponemusiche dei tempi di Boccaccio. Sabato 25, ore 19,00, saranno i docenti stessi della Early Music Summer Academy a esibirsi in un raffinato programma di musica del Seicento. Lunedì 27, alle ore 19,00, la storica dell'arte Giovanna Di Matteo e la restauratrice Susanna Segarelli illustreranno il recente restauro della cripta. Mercoledì 29, alle ore 20, docenti e allievi dei corsi presenteranno i frutti del loro lavoro. 
La conclusione, giovedì 30 giugno alle ore 21,00, è affidata al Fairy Consort di Chieti, impegnato nell'esecuzione di un raro programma di musiche da camera del Sei-Settecento.
Il programma che porteremo in concerto comprende brani di Autori  del periodo sei-settecentesco, quali Andrea Falconieri, Johann Joaquim Quantz, Giovan Battista Vitali, Georg Friedrich Haendel, Georg Philipp Teleman, Salomon Rossi. 
Il Fairy Consort si esibirà con il suo Ensemble Barocco: Luca Dragani, flauti dolci, Luca Matani, violino barocco, Graziano Nori, violoncello barocco, e Walter D'Arcangelo, clavicembalo. 
Il fatto stesso di essere presenti in un cartellone assieme a Micrologus, Enrico Gatti e gli altri artisti ci riempie di soddisfazione e ci conforta sulla bontà del lavoro svolto sin qui. 

Luca Dragani

domenica 12 giugno 2011

Riflessioni sulla Musica Sacra

Cari Lettori

recentemente (11 maggio 2011, ore 11.30) abbiamo eseguito la 'Messa sopra l'Aria del Granduca musicale' di Adriano Banchieri. E' stato, da parte del Fairy Consort, un sincero omaggio alla città (l'iniziativa era inserita, ancorché erroneamente alla data del 10, nel cartellone del Maggio Teatino; data ed ora sul manifesto generale del Comune e su quello della Curia erano esatte) ed alla comunità religiosa, oltreché un'opportunità di verifica di un lavoro di costruzione e di orchestrazione in vista della pubblicazione su CD dell'opera stessa.
La scelta della messa festiva di S. Giustino è stata effettuata direttamente dalle Autorità Religiose (il Parroco, il Segretario del Vescovo) che hanno scelto la nostra esecuzione per la messa mattutina dell'11 maggio e riservato alla formazione corale maschile del M° Pezzulo quella del 10 maggio.

La messa dell'11 maggio è una celebrazione molto particolare, cui hanno partecipato oltre 100 sacerdoti con i paramenti dorati e la cui concelebrazione è stata condotta da due Arcivescovi, l'attuale titolare Bruno Forte ed il suo predecessore Edoardo Menichelli.


L'organico con cui il Fairy Consort ha eseguito la Messa di Banchieri ed altri brani sacri che (su espressa richiesta della Curia) sono stati scelti prevalentemente nell'ambito della Lauda Italiana di fine '500 per la più facile comprensibilità del testo che è in Italiano, è stato il seguente:

Maurizio Garofalo - Tenore I
Paolo Novelli - Tenore II
Mariusz Szymanski - Baritono
Luca Matani - violino I
Elena Machkova - violino II
Stefania di Biase - viola I
Olga Moryn - viola II
Roberto Torto - flauti dolci soprano, alto in sol e tenore
Marco Felicioni - traversa acuta in sol, traversa in re
Luca Dragani - viola da gamba, flauto dolce tenore, direzione
Walter D'Arcangelo - organo


Abbiamo ricevuto, da parte di ascoltatori esperti e non, parole di apprezzamento per le sonorità scelte e per la qualità dell'esecuzione; abbiamo ricevuto anche una critica, da parte di persona indubbiamente qualificata sia per le competenze musicali sia per quelle liturgiche, e la critica, appassionata e circostanziata, riguardava espressamente l'aspetto  liturgico. In particolare, ci si rimproverava l'esecuzione diretta delle parti dell' 'Ordinarium' della Messa Kyrie e Sanctus, le quali, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II del 1961, dovrebbero essere cantate dall'Assemblea dei Fedeli sotto la guida di una Schola Cantorum.


Prima di addentrarci nel merito della questione e di proporvi le mie personalissime convinzioni, che possono anche non essere condivise, devo fare delle premesse.Il sottoscritto ha mosso i suoi primi passetti musicali nelle parrocchie, suonando quello che negli ultimi anni '70 e negli anni '80 si suonava, ovvero le 'canzonette' di cui parla Muti qui:


Ecco, ho persino trovato su YouTube uno dei brani più 'gettonati' all'epoca, e che io stesso ho suonato e cantato con molto entusiasmo (qui lo eseguono con qualche errore...); temo però, per quanto 'moderno' e pieno di chitarre e bonghetti, che sia un brano musicalmente già troppo elevato rispetto a quelli che vengono eseguiti e raccomandati oggi. In ogni caso, è un 'modello' di quel che si vuole, da parte di certa parte del Clero, venga eseguito in Chiesa.


Muti non mi è simpatico, spesso le sue posizioni sono 'spettacolari' ed a ben vedere comunque tirano l'acqua al proprio mulino; per una volta, però, è nel giusto, e si rifà per questo alla Lettera che Benedetto XVI ha recentmente scritto al Direttore del PIMS (Pontificio Istituto di Musica Sacra) Cardinale Zenon Grocholewski per i 100 anni dell'Istituto. Sappiamo bene che Joseph Ratzinger è un cultore di Bach e della musica classica in genere, è egli stesso un discreto organista ed è quindi possibile che sia 'di parte': è comunque il Papa, e le sue riflessioni, permeate di saggia prudenza, sono comunque profonde e sensate. Ecco cosa dice Ratzinger:

"In particolare, i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (n. 112), e i criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum, in particolare nelle chiese cattedrali"...

Gli spunti di questo passo sono davvero tanti: ad esempio nei 'criteri fondamentali della tradizione' si richiama 'il senso della preghiera, della dignità e della bellezza'. Vogliamo essere chiari: confrontate quindi questi due brani, uno polifonico e l'altro nello stile attualmente in voga (non trovo una definizione precisa...)


Questo non è un cattivo coro, ed esegue un Agnello di Dio della raccolta 'Gen Verde', una di quelle 'raccomandate' dalle attuali direttive. Vi sottopongo un 'Agnus Dei'  della stessa durata, ma scritto in forma polifonica da Lorenzo Perosi.  


Non ho cercato una grande interpretazione, questo coro polifonico offre un'esecuzione dignitosa, pulita, intonata, senza particolari slanci ma composta e gradevole.  Il resto lo fa la musica: il tema è bellissimo, melodico, la scrittura di Perosi ispirata e l'effetto è commovente: non è questo che occorre a chi si prepara a ricevere Cristo Transustanziato nell'Ostia? A chi si accinge a partecipare ad un miracolo? I ragazzi del primo video non sono poi tanto diversi dai cantori del secondo, e vi assicuro che l'impegno che ci vuole per mettere su Gen Verde e Perosi non è poi tanto differente. Ci vuole, questo sì, un buon organista, altra figura che vorrebbero fosse eliminata, magari perché ogni tanto... bisogna pagarlo! 

Scherzi a parte,  il pur fervente autore dell'Agnello di Dio del Gen Verde non ha i mezzi, e neanche la profondità di visione di Lorenzo Perosi: una vaga malinconia spacciata per (forse) una sorta di 'Timor Dei' nel primo caso, una  preghiera in Perosi quieta all'inizio, quando chiede perdono dei peccati, preghiera che si trasforma in un grido quasi disperato, nell'invocazione del Dono della Pace. Ecco un uomo che ha compreso, forse proprio con lo strumento della Musica, quanto disperate siano la condizione umana e la prigione terrestre, e forse si rende conto che quella sua struggente preghiera resterà, fino alla fine dei suoi giorno, solo un anelito. 

Quella stessa consapevolezza che ha Vivaldi, nel suo 'Et in terra pax' del Gloria in Re Maggiore, dove con una polifonia tenuemente imitativa dipinge il tentativo dell'uomo di elevarsi verso questa pace che evidentemente è solo 'in alto' o in una condizione 'superiore' e verso la quale spinge tutte le voci, sembra quasi riuscirci, per poi lasciarle ricadere nella gravità del quotidiano di questo mondo sbagliato...



Dov'è tutto questo in Gen Verde?

Certo, nessuno di noi si sogna di fare questo brano in una liturgia, ma è per indicare quale tensione interiore, secondo me, anima e deve animare ogni compositore di Musica Sacra, che riveste di suoni un testo, appunto, Sacro, che ha funzioni Sacre, Sacrali se non Sacramentali (l'Eucaristia!).E questa semantica della musica deve essere patrimonio del direttore di coro e dei cantori tutti, per comprendere fin quando è possibile cosa muove un compositore a scrivere...

*    *    *


Una riflessione su quest'argomento è nata (quasi) spontaneamente su Facebook, fra musicisti e cantori con esperienza corale, e pur con qualche sfaccettatura il parere sembra unanime, forse orientato dalla cura che ognuno di loro, anzi ognuno di noi, ha profuso per lo studio e per la costruzione di vari ensemble polifonici. 

Il più deciso (ma in fondo sono praticamente d'accordo su tutto con lui) è stato Paolo Novelli, musicista, compositore, arrangiatore, direttore di coro e, prima ancora, cantore, come tutti; eco cosa scrive: " ... un illustre prelato (nonché musicista), al termine di una messa in cui avevamo cantato musiche polifoniche di Banchieri e altri, aveva detto che invece del coro e dell'orchestra (noi) alcuni brani avrebbe dovuto cantarli l'assemblea dei fedeli. Secondo me questo non solo non è attuabile oggi, ma non è stato attuabile MAI. Nella mia pur breve vita di musicista (lo faccio da soli 34 anni) ho sentito cantare l'assemblea solo quando il coro non c'era (tralasciando i pietosi casi di parrocchiani che cantavano "Resta con noi" vicino all'harmonium : in quei casi l'assemblea seguiva il coro, ma il silenzio sarebbe stato una soluzione più elegante). Nelle altre epoche storiche la gente PAGAVA lo stipendio dei coristi, figuriamoci se avrebbe cantato al loro posto. Il Gregoriano? Anche quello era cantato da una Schola. Solo nel nostro evo si cerca di turlupinare il popolo cercando di propagandare l'equazione monodia=canto popolare da eseguire "tutti insieme appassionatamente"...". 

Che dire? In ogni caso, sulla sua attuabilità, qui ed ora, concordo appieno: magari aggiungendo in Italia dove l'insegnamento di base della musica nelle scuole è nullo o quasi a causa dell'esiguo tempo messo a disposizione dei docenti nell'orario scolastico. L'assurdità della pretesa ecclesiale è quella di credere che il 'popolo' possa cantare per imitazione 'immediata' e con la guida del testo scritto su libretti quello che canta il 'coro' guida. 

Posto che il libretto, semmai, è utile per capire le parole di ciò che canta il coro, quando non si capiscono, si banalizza così il lavoro proprio dei coristi: anche per metter su una canzone di Gen Rosso (non parliamo di Giombini) ci vuole lavoro, si deve (o si dovrebbe) cantare insieme ed intonati, correggendo qua e là le entrate, il tempo, l'intonazione... bisogna (bisognerebbe) accordare la chitarra (ovvero uno strumento da 8 piedi a corde che genera accordi per lo più in posizione serrata e nel registro grave... quanto di peggio in una chiesa!), e tutto questo porta via tempo ed energia e necessita di impegno e di capacità... anche per Gen Rosso. Questo non conta per loro, nè, ovviamente, che l'assemblea vada a tempo (come si può pretendere?), purchè canti! Risultato? Siamo lontani anni luce dall'assunto Papale sui valori fiondamentali, ovvero: 

"I criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza".

Sorvoliamo sulla Preghiera, e passiamo alla Dignità: il Papa è un sapiente e sceglie le parole con cura, tanto maggiore in quanto tedesco e tenuto ad esprimersi, in questo caso, in una lingua non sua. Ebbene, ecco il Dizionario Etimologico Pianigiani:

 

Mi piace in particolare "ed eziandio Aspetto maestoso, non che Portamento leggiadro, pieno di grazia...". Ed ora ripensate a ciò cui assistiamo in chiesa e giudicate se Gen Rosso ha tale dignità!

In ogni caso, su cosa si fonda questa 'crociata' ecclesiale contro la polifonia corale, contro gli organisti ed in generale contro le esecuzioni di buona musica da parte di buoni musicisti in Chiesa? Perché osteggiare invece di favorire la nascita di Corali polifoniche nel loro luogo naturale, ovvero fra le mura di una chiesa? Forse perchè con la musica polifonica, queste persone acquisiscono una grande o piccola conoscenza dei testi sacri e divengono capaci di introspezione e di riflessione, nonchè consapevoli che la loro opera agisce su un piano spirituale, ciò che i compositori insomma (in gran parte, quelli 'antichi', essi stessi sacerdoti) offrono mediante la Musica, che diventa uno strumento d'esegesi mistica autonomo e per questo (per quanto ortodosso) al di fuori del controllo della classe clericale?

Forse mi faccio trasportare, forse anche la mia visione è influenzata dalla mia personalissima visione del Sacro e dai miei personali percorsi culturali e spirituali: resta tuttavia il mio parere che abbandonando il patrimonio musicale polifonico la Chiesa rinuncia ad uno strumento possente e penetrante di elevazione culturale e mistica dei propri fedeli, e ciò a causa di una visione miope (nella migliore delle ipotesi) o autoritaria (nella peggiore) da parte dei suoi cosiddetti 'quadri intermedi': visione, evidentemente, che non coincide con quella ben più illuminata di Benedetto XVI.

Luca Dragani



lunedì 25 aprile 2011

Complesso Bandistico di Zampogne e Ciaramelle d'Abruzzo 'Carlo Michitti' - una realtà ormai consolidata e tuttavia in progresso

Cari Amici e cari Lettori

certo può sembrare molto parziale da parte mia dare un giudizio ad un gruppo alle esecuzioni del quale partecipo: tuttavia spero che nel corso della lettura potrete 'farvene una ragione', perché l'oggettività del risultato trascende effettivamente ogni sentimento di appartenenza.

A proposito di questa, essa nasce da un sincero scambio di amicizia fra me e l'artefice di questo gruppo, il giovane M° Antonello di Matteo, che è diventato nel tempo uno scambio di collaborazioni proficuo per entrambi:  voglio a tal proposito ripercorrerne, perché mi fa piacere, i momenti salienti.

Dopo qualche incontro occasionale, grazie a comuni amici dello spessore di Roberto Torto e Sante Centurione, spesso anche innaffiati da qualche calice di buon rosso, si sono succedute occasioni sia musicali sia professionali di incontro, e mi fa piacere sempre quando posso risolvere ad un musicista qualche problema di salute: un piacere tale che presuppone qualche comune amico che ne ha beneficiato in precedenza, che dica 'Hai chiesto a Luca?' ed è questo un attestato di stima per me sufficiente e remunerativo di ogni mia modesta prestazione medica. 

La scorsa estate, dopo aver casualmente ascoltato le incredibili performance armoniche di Antonello con la zampogna in un video, ho pensato a lui per risolvere un problema musical/matematico: gli amici di Castel Madama, infatti, richiedevano tre musicisti, di cui uno percussionista, per esecuzioni di musica Rinascimentale nel contesto di una rievocazione storica. Ora, i brani rinascimentali sono tipicamente a 4 voci, mentre i 'ruoli' liberi erano solo due: ergo, serviva uno strumento che ne facesse almeno tre, ed ecco la scelta di Antonello. 

Avemmo anche un discreto successo, probabilmente destinato a ripetersi, e da lì è stato un continuo scambio di reciproche collaborazioni: alla Settimana Mozartiana 2010, in Ospedale a Lanciano la mattina della Vigilia di Natale per i ricoverati della Medicina, un Convegno sulla Zampogna a 'Musica e...', quindi come dirgli di no quando mi ha detto: 'puoi suonare con noi nel Complesso di Zampogne e Ciaramelle? Dobbiamo partecipare al Festival di Maranola'. ed eccomi lì, con la mia bombarda soprano rinascimentale spagnola ricostruita da Hanchett, in mezzo ad un gruppo incredibile di oltre 10 ciaramelle ed 8-9 zampogne, più varie percussioni che provavano in una sala rimbombante (alla fine della prova avevo le orecchie quasi doloranti).


Ancora oggi lo ringrazio per avermi reso partecipe di questo gruppo, nel quale ho trovato un'umanità appassionata e soprattutto disinteressata, indubbiamente molto varia, un mix impensabile di personalità diversissime ma ognuna con una propria cultura musicale, a volte non indifferente. Ho trovato insomma 25 nuovi amici, molto calorosi e compagnoni, che oltretutto sanno suonare molto bene.


Questo, e soltanto questo, mi motiva a partecipare a quest'iniziativa ed ad appoggiarla per puro spirito di gratitudine e senza nulla a pretendere in cambio. Sia chiaro una volta per tutte. E mi dispiace per chi non è in grado di comprenderlo.

Ma torniamo al Complesso, cui partecipano zampognari e ciaramellari d'ogni parte d'Abruzzo, e che ha deciso di non limitare la propria attività al periodo Natalizio, ma di estenderla a tutto l'anno. In questi pochi mesi di attività cui ho partecipato diciamo da testimone attivo, ho visto realizzare due obiettivi a mio avviso quasi miracolosi:

1. l'allestimento di un complesso strumentale così numeroso (25!) per questi strumenti; questa dimensione ci risulta, a tutt'oggi, inusitata ed unica nel suo genere.

2. il raggiungimento di un livello di esecuzione caratterizzato da buonissima se non ottima intonazione e da un grado di affiatamento impensabili.


L'effetto che produce una così ampia massa di suono è notevole: eccovene alcuni piccoli saggi: il primo è uno dei brandi della tradizione della Passione, suonata e cantata il 20 aprile 2011 dal Complesso Bandistico di Zampogne e Ciaramelle d'Abruzzo "Carlo Michitti", durante la rassegna dei cori polifonici sulla Passione alla chiesa di Madonna delle Piane CH. La Ciaramella solista è Alberto "Vinorosso" Stracca, la voce solista Ciriaco "Cecetto" Panaccio. Un mio modestissimo contributo è la cadenza d'inganno al termine della frase di sole ciaramelle, sfruttando la maggior estensione della mia bombarda verso il grave.

Il secondo, nella stessa occasione, ha indotto il pubblico ad una spontanea 'standing ovation':


Scrivo dunque queste note, facendo notare il progresso fra il primo video e questi ultimi, per ringraziare gli amici del "Michitti" e per augurare loro sempre maggiori successi.

Luca Dragani

giovedì 17 marzo 2011

Musica e senso della Nazione

Cari amici, 

vi sembrerà un po' diverso dai soliti, questo post, ma l'evento odierno (la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia) impone qualche riflessione. Ed ho pensato di farla con la musica, che fa l'altro è oggetto di polemica politica in questi giorni. 
Intanto, l'inno nazionale: ne ha fatto una disamina puntigliosa Alessandro Novelli sulla sua pagina di Facebook:   "Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Fratelli d'Italia, o l'Inno di Mameli, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, provvisoriamente adottato dal 12 ottobre 1946.Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani.  Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre dello stesso anno lo inviò al maestro Michele Novaro (quindi dovremmo forse più correttamente dire 'L'Inno di Novaro', se diciamo 'L'Inno alla Gioia di Beethoven' o 'Va' pensiero' di Verdi... Nota mia), che scrisse ...di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci.

Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i Mille, intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri. Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.
Sotto il Fascismo. Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. Ad esempio La leggenda del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre; Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti e la Corporazione dello spettacolo. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana.
Spesso l'Inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale, nelle cerimonie veniva cantato l'Inno di Mameli oppure Giovinezza.
Nell'Italia repubblicana. Nella seconda guerra mondiale, più dura della prima, non ci fu lo spazio nemmeno per i canti che avevano invece caratterizzato la Grande Guerra: solo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti... altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La leggenda del Piave.

Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra, Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle nazioni, composto da Verdi e comprendente anche l'Inno di Mameli, che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava.
Il Consiglio dei Ministri, il 14 ottobre 1946, acconsentì all'uso dell'Inno di Mameli come inno nazionale, limitandosi così a non opporsi a quanto decretato dal popolo, anche se alcuni volevano confermare La leggenda del Piave, altri avrebbero preferito il Va' pensiero di Giuseppe Verdi e altri ancora avrebbero voluto bandire un concorso per trovare un nuovo inno che sottolineasse la natura repubblicana della nuova Italia, ciò che del resto non era necessario, perché Mameli e il suo inno erano già accoratamente repubblicani. La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno.
Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia. Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia».

 
Oggi, strumentalmente, un partito anomalo come la Lega Nord oltraggia l'Inno di Mameli e propugna quello di Verdi: a costoro, per lo più ignoranti, ed in particolare a Borghezio con le sue simpatie ultrafasciste, va ricordato che 'Va' pensiero' di Verdi (innegabilmente di un valore musicale infinitamente maggiore della musica di Novaro e della marcetta dei Savoia di Gabetti) è linno del popolo ebraico oppresso ed è inserito in un'opera lirica chiamata Nabucco... credo che se l'europarlamentare leghista lo sapesse, desisterebbe immediatamente, razzista com'è... 

Che dire, la Lega ha un suo ampio seguito, radicato probabilmente in strati della popolazione non particolarmente acculturati, con la spinta di motivazioni economiche ed alimentando mai sopite pulsioni razziali: per dirne una, nessuno di loro si pone la domanda "Ma le ricchezze sequestrate dai Savoia ai Borboni non hanno dato una bella boccata d'ossigeno alle casse dei conquistatori?", tanto per dirne una in difesa del Sud 'parassita'. 

Ma questo è un blog musicale, non insisterò oltre sul tasto politico per non avventurarmi in sentieri per me poco consoni: pendetela per una mia personalissima opinione e basta.

Però, con la musica posso dire qualcosa di più, e dico che dalla musica, da queste vicende polemiche sull'inno traspare proprio uno scarso senso di identità nazionale, una mancanza di passione... Se guardate il video di Va pensiero, qui sopra, percepite inece chiaramente il grande rispetto per il sentimento espresso dalla musica di Verdi da parte del direttore, che certo Italiano non è...

D'altronde, quando sono andato in vacanza in Irlanda ho avvertito in maniera quasi palpabile il loro senso di 'popolo', forse perchè si considerano ancora una nazione lacerata e non ancora unificata (ricordo bene, fra i doni che la Schola Cantorum Zimarino ricevette da un coro di Dublino, un piatto che rappresenta le 'quattro province d'Irlanda' iscritte in una croce celtica, e la quarta era l'Ulster), e questo sentimento fortissimo è trasfuso in molta della loro musica.

"Amhrán na bhFiann", il Canto di un Soldato, è l'inno d'Irlanda, il testo parla di libertà e da rigetto dell'oppressore, ed è stato scritto da Liam Ó Rinn su musica di Peadar Kearney e Patrick Heeney:


Molta parte delle canzoni tradizionali irlandesi tuttavia hanno contenuto patriottico, parlano di nostalgia della Patria per gli esuli in America, o raccontano delle ingiustizie subite da eroi irlandesi da parte dell'oppressore inglese... traspare da esse anche molto fatalismo, e sono intrise di poesia... provo un po' d'invidia per la bellezza delle loro conzoni, delle quali sono da sempre un ammiratore. Certo, ci sanno fare: persino un inno sportivo come quello della squadra di Rugby diventa un 'inno' supplementare, e gli Irlandesi lo cantano in piedi, e diventa un successo discografico:


Questa è la versione 'show', molto ben curata, in polifonia e con una vera e propria orchestra. Tuttavia, la potete ascoltare anche così, e sicuramente di frequente, ad ogni partita della squadra nazionale di rugby dell'Irlanda:

Questa esecuzione è alla fine di una partita, e tutto lo stadio, come potete sentire, canta insieme alla squadra. C'è un particolare: la nazionale di rugby irlandese include anche atleti dell'Ulster, e nel testo si dice 'Fianco a fianco staremo come fratelli'. Puro patriottismo, indomito.

La Scozia non ha la medesima 'sovranità' dell'Irlanda, essendo parte del Regno Unito, tuttavia il sentimento patrio è forte anche lì, e c'è una sorta di 'fratellanza' con l'Irlanda, ed anche questo traspare dalla musica:

Ci sono, in questo video, tanti piccoli segnali, i musicisti (irlandesi) che per rispetto vestono un Kilt nero, il trasporto in alto quando entrano le cornamuse... una segno di solidarietà e rispetto fra Scozia e Irlanda. Ah, il direttore d'orchestra è scozzese, e c'è un video in cui sale sulla passerella... e sotto la giacca ha il kilt!

Andiamo ora in un altro Stato che suscita da sempre la mia ammirazione, ovvero la Polonia: schiacciata ma mai domata dal potere Russo, tanto che alla fine dei conti è stata la capofila della rivolta contro Mosca, ha sempre considerato come il proprio vero inno nazionale, anche sotto il regime, questa bella composizione polifonica dal tema trecentesco ma armonizzata nel XVII secolo:


Il pubblico si alza in piedi, gli stessi strumentisti (dei ragazzi...) si alzano e cantano invece di suonare. Gli applausi sono solenni, sempre. L'ho cantato anch'io, assieme ad un coro Polacco: una grande emozione.

Mi direte: è evidente, hai portato esempi di unità nazionali incompiute, o di indipendenze recenti, quindi di un sentimento nazionale e nazionalistico ancora fervente, ancora importante. Forse è proprio così, forse centocinquant'anni di unità nazionale hanno diluito la consapevolezza di un miracolo (peraltro ancora largamente incompiuto), ed oggi che l'economia conosce una regressione ognuno tende a difendere il proprio piccolo orticello e dimentica solidarietà e concittadinanza.

Non so che utilità possano portare queste mie riflessioni sparse, forse nessuna: ho preso la scusa di queste belle esecuzioni per riportare le mie sensazioni, quello che si percepisce attorno a me. Magari, per qualcuno potrà forse anche essere un piccolo sprone verso quel senso di fratellanza che oggi sembra smarrito.

Viva l'Italia.

Luca Dragani


Musica Philosophalis - il progetto dei Clerici Variantes

  " Musica Philosophalis "  è un nuovo progetto che viene da lontano: con un po’ di presunzione, prendendo a prestito la espressio...